.:::OninO:::.                                          …comunicazione, giornalismo e innovazione

>>> venerdì, febbraio 28, 2003
 
>>> Chiuso per neve

Fra meno di 4 ore mi sveglierò per andare a sciare. Prometto di postare sabato. Sempre che l'uomo delle nevi non mi rapisca (o un gatto delle nevi non mi stenda)...

dal flusso di onino 01:19 | commenti (1) | + -
>>> mercoledì, febbraio 26, 2003
 
>>> Non viviamo in un film. Attenzione

Brian Lowry sottolinea come la tv americana (ma in parte accade anche in quella italiana) stia velocemente limando il confine fra reale e fiction. Un numero sempre maggiore di format televisivi che volevano fare informazione si piegano alle leggi del mercato e si modellano verso un framing d'intrattenimento per rendere più godibile al pubblico la propria offerta. D'altra parte un altrettanto crescente numero di fiction televisive vengono prodotte su storie reali e perlomeno in ambienti e situazioni storiche estremamente verosimili e coerenti con "l'attuale" dello spettatore. Sempre più spesso eventi prettamente mediali e non reali entrano a far parte dei notiziari televisivi. 
Il pericolo è quello che lo spettatore venga a perdere la sua "competenza" a distinguere in maniera immmediata quali situazioni sono reali e quali no, avendo così una percezione confusa e non lineare dello stato delle cose. Forse Lowry esagera
. Forse no.

Trista Rehn, the "star" of ABC's "The Bachelorette," said last week that the producers' priority was to make a satisfying TV show, not meticulously document what happened -- a trade-off she clearly accepted in exchange for her several hours of fame.

As these programs proliferate, the public finds it harder to discern where entertainment ends and real news begins

...news is frequently described in entertainment terms, as if news must be tied to the appropriate movie analogy so people can digest it.

Gabler argues that entertainment values have grown so pervasive, news, politics and pretty much anything else must conform to them or risk irrelevance -- an environment that elbows serious news aside.


dal flusso di onino 21:44 | commenti | + -
 
>>> La concorrenza non è garanzia di qualità e varietà

Questa la conclusione a cui arriva Janet Kolodzy analizzando il mercato statunitense dei media. Il giornalista del Christian Science Monitor reputa che la discussione sui prossimi cambiamenti nelle regole dell'ownership da parte della FCC stia dando troppa importanza a chi porta le notizie al consumatore piuttosto che al consumatore stesso. e in quattro e quattr'otto smonta una delle leggi alla base del libero mercato.

It's time to admit to the public what most people in the trenches of the news business already know: competition doesn't bring quality and diversity. Competition brings profits to shareholders and overhyped, underreported, mediocre journalism to the public.

The issue is not who owns the media; it is what they do with it. The First Amendment becomes the shield to fend off any calls for government regulation. So news consumers get the media equivalent of the Corvair - uninformative at any speed. The FCC needs to assert its role as the news-consumer protection agency, safeguarding the public who get the news, not the people who deliver it.

dal flusso di onino 21:44 | commenti | + -
 
>>> Questo nel cestino. Questo anche. Quest'altro pure.

I reportage dei giornalisti CNN (e non solo) dai vari fronti di guerra dovranno passare una sorta di censura che imprimerà una decisa partigianeria alla copertura mediatica degli eventi. In questo caso dell'eventuale seconda guerra del golfo. Questa la dura critica di Robert Fisk dalle colonne dell'Indipendent:

CNN's man or woman in Kuwait or Baghdad – or Jerusalem or Ramallah – may know the background to his or her story; indeed, they will know far more about it than the "authorities" in Atlanta. But CNN's chiefs will decide the spin of the story.

CNN, of course, is not alone in this paranoid form of reporting. Other US networks operate equally anti-journalistic systems. And it's not the fault of the reporters. CNN's teams may use clichés and don military costumes – you will see them do this in the next war – but they try to get something of the truth out. Next time, though, they're going to have even less chance.

the system of "script approval" that has so marred CNN's coverage has got worse. In a further and even more sinister message dated 31 January this year, CNN staff are told that a new computerised system of script approval will allow "authorised script approvers to mark scripts (ie reports) in a clear and standard manner. Script EPs (executive producers) will click on the coloured APPROVED button to turn it from red (unapproved) to green (approved). When someone makes a change in the script after approval, the button will turn yellow." Someone? Who is this someone? CNN's reporters aren't told.

dal flusso di onino 21:43 | commenti | + -
 
>>> Un Casarini americano, ecco cosa ci vuole!

Se quello che dice spiritum corrisponde a realtà, cioè che Casarini sia un buon comunicatore, sembra che anche i movimenti pacifisti statunitensi ne abbiano bisogno. Qualcuno chiama la CloneAiD.

Of 414 stories on the Iraqi question that aired on NBC, ABC and CBS from Sept. 14 to Feb. 7, Tyndall says that the vast majority originated from the White House, Pentagon and State Department. Only 34 stories originated from elsewhere in the country, he says.

Similarly, a check of major newspapers around the country from September to February found only 268 stories devoted to peace initiatives or to opposition to the war, a small fraction of the total number.

dal flusso di onino 21:42 | commenti (1) | + -
 
>>> Ma Berlusconi conosce l'HTML?

Perchè il presidente della Corea del Sud sì. Il 70% dei Sud Coreani hanno una connessione a banda larga. Il mercato IT ha una fetta del 10% nell'economia Sudcoreana. Il giornale sudcoreano on-line OhmyNews è il più potente al mondo.
Ministro Stanca, SVEGLIA!!


dal flusso di onino 21:40 | commenti (1) | + -
 
>>> Slate critica il multilateralismo del NYT. Perchè?

E' forse obbligatorio per una testata giornalistica composta da tante singole teste pensanti convenire verso un'unica posizione riguardo la situazione irachena? E' maldestro non schierarsi ufficilamente? E' deprecabile presentare più punti di vista?
Jack Shafer
sei sicuro che la risposta debba essere sì a tutte e tre le domande?
dal flusso di onino 21:39 | commenti | + -
 
>>> Blogging and journalism

Qualche link veloce veloce sull'argomento. Visto da punti di vista diversi e secondo schemi concettuali diversi:
- quello di Dave Winer
, a capo del progetto di blogging interno ad Harvard
- quello sul giornalismo peer to peer di Don Park
- quello del grande J.D. Lasica




dal flusso di onino 21:37 | commenti | + -
 
>>> Una variante danese ai News Aggregator

E' quella proposta da un portale danese, ma che presto sbarcherà ance in Germania, Francia e Gran Bretagna. Una srta di copia e incolla dai vari siti di informazione. Un collage per mano dell'utente.

dal flusso di onino 21:34 | commenti | + -
 
>>> Arrivo!

Guardando le stat ho visto che in molti siete arrivati in attesa dei miei soliti post notturni, ma ieri sera non ho avuto ehm... occasione... di postare. Mi riprometto di farlo oggi nel tardo pomeriggio in serata!

dal flusso di onino 11:36 | commenti | + -
>>> martedì, febbraio 25, 2003
 
>>> Per ogni blog un puntino. Puntinismo blogreale?

Io l'ho fatto. Fatelo anche voi. E' facile e immediato e secondo me utile. Intrecci fra reale e virtuale. Se quello che sta crescendo nella blogosfera italiana è una collaborazione degna di nota, secondo me conviene mettere un puntino. Il perchè? Reti di conoscenze. Intelligenze collettive virtuali che possono guadagnare spazio nella prossimità fisica.
Ma non è l'unico utilizzo.


dal flusso di onino 01:40 | commenti (2) | + -
 
>>> Non è bello ma mi faccio pubblicità lo stesso...

Ebbene ci ho provato. Provato e riprovato. Non sono riuscito a trattenerlo, soffocarlo, distrarlo, ammutirlo, nè ammutinarlo. Si è ancora una volta fatto sentire e ho dovuto, voluto dargli la possibilità di esprimersi. Di avere un suo blog dove scaraventare fuori le sue facezie. I suoi stream of consciousness. Le sue cose. Ebbene da poco anche la mia seconda personalità ha un blog. Derviscio urticante.
Nulla di serio.


dal flusso di onino 01:35 | commenti (1) | + -
>>> lunedì, febbraio 24, 2003
 
>>> Non si può risparmiare sulle vite dei reporter di guerra

Chris Cramer, presidente della CNN, è anche il presidente onorario del neonato International News Safety Institute che si occupa della sicurezza e della salvaguardia dei giornalisti. In questo articolo sul Guardian, Cramer pone delle questioni di massimo rilievo riguardanti l'impiego di giornalisti al fianco delle truppe nella eventuale prossima guerra contro Saddam. La responsabilità della sicurezza di tali giornalisti ricade solo sul Pentagono? E se così fosse vi è il reale rischio che ciò abbia conseguenze con l'imparzialità della loro copertura informativa? Non dovrebbero essere in primo luogo i datori di lavoro a permettere ai loro reporter di affrontare la situazione nel miglior modo possibile, pagando loro corsi di addestramento ed un equipaggiamento che riduca al minimo i rischi? Come affrontare la nuova posizione di massimo rischio dei giornalisti nelle guerre odierne ?
Da parte su la  CNN ha speso un milione di dollari per la salvaguradia dei suoi giornalisti e Cramer denuncia che vi sono altre testate che invece manderanno allo sbaraglio i propri reporter.

The Pentagon, to give it credit, has been offering specialist training for journalists who will be accompanying the troops. But there are more journalists being deployed than will have been on the training courses. The onus of responsibility cannot rest with the Pentagon alone. It lies with those of us who deploy our staff into war zones. As I see it, all serious news organisations have a moral and ethical responsibility to ensure that their staff are trained and protected. Equally importantly, organisations such as these cannot provide a true and impartial news service if they cower in the face of lethal aggression.

It is tragic and depressing that some other news organisations are unwilling to take the financial risk to protect their staff.


dal flusso di onino 17:39 | commenti | + -
 
>>> Perchè!? Il Wi-Fi lo avrò solo nei sogni (e lo sapevo)

I Contrappunti dell'egregio signor Mantellini non fanno altro che confermare il mio timore. In Italia il wi-fi è un sogno degli utenti tenuto in stato comatoso forzato da imprenditori troppo potenti e da uno stato poco innovatore.
Non è che si riesce a organizzare qualcosa per sensibilizzare il Ministro Stanca???

Dei soggetti che dovrebbero tutelare gli interessi dei consumatori in questa partita meglio non parlare. Tutti ne conosciamo i nomi, dal Ministro delle Comunicazioni ai membri della Authority. Brillano come al solito per la loro latitanza. E a dire il vero non di latitanza si tratta ma di una vera e propria ormai usuale scelta di campo. Anche se il campo non e’ - come dovrebbe essere – quello di coloro che li hanno eletti.

E cose come queste, ahimè, non succederanno mai nel nostro "Belpaese"... :(
dal flusso di onino 17:37 | commenti | + -
 
>>> Qualcuno non sa contare

E' noto che le cifre di manifestanti dichiarate da questura e dagli organizzatori divergono sempre non solo fra loro ma anche dalla realtà. Tanto è vero che è buona scorciatoia informativa sommare le due cifre e dividerle per due per ottenere un numero verosimile di partecipanti. Però a tutto c'e' un limite. E questo articolo del NYT diverge parecchio da quanto avevo sentito sino ad oggi. O quantomeno dichiara il vero, ma in maniera subdola. Infatti afferma che in Europa hanno manifestato contro la guerra più di un milione e mezzo di persone. Come se qualcuno mi chiedesse quanto costa l'ultima BMW e io rispondessi "mi pare più di 400euro"....

Even though momentum behind the demonstrations didn't grow until a month ago, after Secretary of State Colin L. Powell's presentation to the United Nations, more than 800,000 people turned out in 150 rallies in the United States last weekend, from 100 in Davenport, Iowa, to an estimated 350,000 in New York City. In Europe, more than 1.5 million protested.

dal flusso di onino 17:36 | commenti | + -
 
>>> La BBC è andata dal make-up artist

Come ristrutturare un sito di informazione in maniera user-friendly senza stravolgerlo completamente. In un articolo dell'Online Journalism Review scoviamo il pensiero guida che è stato costante sottofondo al nuovo sito della BBC. Una linea che dovrebbe essere seguita da molti giornali italiani nelle loro edizioni on-line.

“When a user approaches an object such as light switch or a control panel on a car, they form a mental model and anticipate what that object will do. It’s fair to say that, until now, our site hasn’t offered enough of these clues. It hasn’t given an instant system model to the user. In part, it has been a mess, to be honest.”

...the individual journalist will have more responsibility for producing the whole package, including bespoke multi-media and interaction opportunities for the user. Tailored audio, video and entry points to the interactive “Talking Point” area (re-labelled “Have your Say”), will be placed at story level. Users will be driven to these features by editorial incentives and guides, not offers of functionality (who responds to “click here to have your say on ten different subjects”?).

dal flusso di onino 17:35 | commenti | + -
 
>>> E se Totti imparasse a dribblare i giornalisti?

L'intera squadra dei Red Sox ha assistito ad un breve corso su come interagire con i media. Fatto in un vera scuola, non in una sorta di CEPU americano. Il tutto per migliorare l'immagine di una squadra di baseball che è anche una vera e propria impresa con 14 milioni di persone come bacino di utenza. Non dire bugie ai giornalisti, non infuriarsi con i giornalisti, mantenere lo stile che contraddistingue la società, sapere quando è meglio non lasciare dichiarazioni e così via. Che sia il caso che anche il calcio italiano si adegui?

The Sox decided it was time to give the fellas some instructions on how to deal with the carnivorous Knights of the Keyboard who've covered the team so thoroughly, critically, and sometimes contentiously through the years.

Johnny Damon, who knows what it's like to play in Kansas City where there's no one to hear a tree falling in the forest, said, ''Whatever the media has to say, they're going to say it. We have a lot of superstars on this team and people want to know about them. I've been coached well enough on this. You just speak the truth and don't run from any problems.''

''I give honest answers and admit when I'm wrong,'' added Trot Nixon. ''But sometime we're not in the best mood and sometimes you guys aren't, either.'

dal flusso di onino 17:34 | commenti (1) | + -
 
>>> Il blog rafforza la propria identità

Non è la prima volta che lo sento. L'ho già letto da tante parti. E se tanti indizi costituiscono una prova, eccone un altro.

dal flusso di onino 17:33 | commenti | + -
 
>>> Qualcuno odia il Blog Aggregator

Riporto il terzo commento alla news di Blog-it che riportava la nascita del Blog Aggregator, siccome non è tanto visibile:

di Anonymous su 24/02/03
Sono totalmente critico nei confronti di questi sistemi per aumentare l'audience dei blog tra i bloggers. Appena si parla di numero visite e numero commenti, il blog si trasforma e si estremizza come tutte le cose della rete che iniziano bene e..
Liberi di partecipare o no, certo.. ma questi sistemi non avvicinano ai blogs chi non è un blogger.. non funziona così, l'ingranaggio si sovraccarica e si rompe. Aggregator è una "United Blogzine of www" fatta di fuffa spicciola, con una cosa in comune con gli altri sistemi come blogbar e le varie top100.. più click, soprattutto a chi la gestisce.. Così si arriva ai soliti bannerini e dialer sui blog.. Siamo ad un bivio, non imboccate la strada sbagliata..



dal flusso di onino 17:31 | commenti (1) | + -
>>> venerdì, febbraio 21, 2003
 
>>> Perchè essere oggi reporter di guerra è diverso?

Interessantissima intervista al reporter di guerra del NYT Scott Anderson, il quale illustra perchè oggi è molto diverso fare il suo mestiere rispetto a 15 anni fa. Perchè nel 1982 in Salvador bastava avere scritto sulla giacca o sull'auto "TV" o "Prensa" (stampa) per passare indenne in mezzo a qualunque campo di battaglia, mentre dai giorni della Bosnia ti sparano addosso. Ancora prima che al nemico.

There was a time," he observed recently in the New York Times magazine, "when war reporters were mostly spared the carnage because both sides wanted their stories told. But in the last 15 years as warring factions began to prey more and more on civilians, it no longer served them to have massacres reported to the outside world."

dal flusso di onino 17:45 | commenti | + -
 
>>> Allora Talbot non è antipatico solo a me...

Due autorevoli giornalisti, Russ Smith del WSJ e Mark Glaser dell'OJR, partono secchi ed acidi il giusto contro il signor Salon, ossia David Talbot, il fondatore dell'e-zine in punto di scomparire a causa di, sentite bene, 81 milioni di dollari di passivo. Devo dunque compiacermi di condividere da tempo tale antipatia nei confronti di quel superbo individuo che ha un pochino sopravvalutato il ruolo di salva-democrazia del suo giornale on-line e che non ha invece saputo valutare per niente come procedevano i conti in banca. Se vuole continuare a tenere la redazione del giornale, nonostatnte tutti i problemi, in uno dei palazzi più belli di San Francisco, dovremmo da subito capire che tipo è. Insomma se questa volta nessun imprenditore filantropico vorrà gettare a Salon una ciambella di dollaroni di salvataggio, come dice Glaser, le lacrime dagli occhi non mi scenderanno di certo.

dal flusso di onino 17:45 | commenti | + -
 
>>> Marc Canter a tutto campo. Idee e fatti

Marc Canter, ex Macromedia man e amico di Paolo Valdemarin, ci illumina su numerosi argomenti in questa intervista ad opera di Jonathan Peterson. Oltre che di Flash, di TV interattiva, di User Interface e del futuro della creatività nelle comunità create dalla rete, Canter parla anche di blog, open standard e edge-power. Insomma non può che piacermi:

We think of blogging as a form of personal publishing. Media and Communications are merging with personal publishing.

Broadband Mechanics is building new kinds of tool and tool environments which will enable average everyday people to create and maintain new kinds of on-line communities which integrate, aggregate and provide appropriate levels of customization to media, communication and personal publishing.  To help make this all happen - we'll also be promoting the concept of open standards which will help all tool vendors, existing media vendors and end-users get this all to happen.

5% of the populace (probably even less) can create. The others watch, listen, read, consume. I think one of the destinies of digital technology is to enable the other 95% to express their creativity somehow.  That's the gestalt view.

Digital cameras, story telling, assembling stuff from existing content, annotating, reviews, conversations, linking topics together - are all forms of creativity.  That's what our tools are all about. There's plenty of image, audio and video editing software out there. Now is the time to integrate and aggregate media, communications and personal publishing.

dal flusso di onino 17:43 | commenti | + -
 
>>> Gli Americani on-line emigrano in Europa

Qualche giorno fa Krugman diceva che la differente percezione della situazione irachena di americani e europei era dovuta alla differente presentazione delle news al riguardo. Ieri il Josephson Institute of Ethics accusava i giornali americani di dare troppo per scontata la guerra contro Saddam. E oggi scopriamo che tutto questo sta portando molti americani a cercare notizie e opinioni provenienti da fonti europee. E i siti inglesi fanno boom.

Much of the feedback to European news web sites suggests people are no longer relying solely on the media in their own country for accurate and objective reporting. The internet has now become the home to a diversity of opinion as people choose to make up their own minds on how world situations are taking shape, no longer content with their own localised coverage.

dal flusso di onino 17:42 | commenti | + -
 
>>> AOL si vende la faccia

Per tutti i famelici pubblicitari che circolano in giro sarà ora possibile comprare come spazio per i loro prodotti nientepopodimenoche il "Welcome Screen" che viene visualizzato sui monitor dei 35 milioni di utenti de AOL ogni qualvolta si collegano alla rete.
Quando si dice vendere l'anima al mercato
...


dal flusso di onino 17:40 | commenti | + -
 
>>> Grafici a pioggia sulla Power Law di Clay Shirky

Il documento di Clay Shirky sulla distribuzione dell'audience fra i blog che ha suscitato milioni di commenti e dibattiti su ogni blog della blogosfera (o quasi) è oggi precisato e criticato con una pioggia di grafici da Kevin Marks. Rigorosamente per chi non odia la matematica.

dal flusso di onino 17:40 | commenti (2) | + -
 
>>> Devo già cambiare cellulare??

Ragazzi ho vissuto per 22 anni senza cellulare. L'ho comprato solo 3 mesi fa. Sono entrato nel mondo dei blog e ora se voglio stare dietro alle nuove mode della blogosfera devo aggiornarmi ad un telefonino con J2ME e/o fotocamera??? Voglio un piano di finanziamento del governo!!!

dal flusso di onino 17:39 | commenti | + -
>>> giovedì, febbraio 20, 2003
 
>>> Post Modernism mode OFF. Network Age mode ON

Interessante analisi di Samuel R. Smith. L'era in cui ci troviamo è la "Network Age". Prima c'era il monolotico Modernismo che dava molta importanza alle istituzioni centralizzate, monpolizzanti e dominanti, quindi il Post Modernismo che ha destrutturato e attaccato, quasi smantellato tali istituzioni ed ora arriva l'Era della Rete. Decentralizzazione e cultura/conoscenza distribuita ne sono colonne portanti, che si ergono sulle fondamenta della scienza, della tecnologia e della comunicazione.
L'analisi è lunga, ma gradevole. Qui vi riporto il passaggio chiave:

3rd Millennium culture is driven by infinitely more complex modes of science, technology, and communication than the world has ever imagined, and it only makes sense to expect that from this will emerge a social order that reflects these new relations with the material world.

For better or worse, contemporary culture is network culture, and it's important to understand that network culture is by nature distributed culture. Modernism was about centralization, but the Network is decentralized - it is ubiquitous and omnipresent, although no less rigorously structured. Our relationships with institutions were once conducted around the site of the monolith - the bank, the church, the school, the county courthouse, these were all physical places and to transact business with the agency in question, you had to transport yourself to the physical address of the institution. In today's corporate lingo, we might say that these official relationships were "institution-centric." Networked, distributed culture, though, is "citizen-centric" (though we'd do more justice to the actual character of the relationship with the term "customer-centric"). The locus of these organizational interactions depends less on the address of the building where the offices are and more on our IP addresses. The institution is everywhere there's a terminal, a critical distinction in understanding that the Network Age is polylithic in nature. This suggests profound implications for the makeup of organizations, because now you can be an active participant in any number of social activities without having to centralize yourself.


dal flusso di onino 02:29 | commenti | + -
 
>>> 1001 ricette per fare soldi con la fuffa

Rafat Ali, fondatore di Paid Content, ha illustrato in una conferenza la sua idea guida, nonchè sua profonda convinzione: che il free-content non abbia futuro. Dunque per accreditare questa sua tesi ha argomentato per contrappunto, illustrando le mille ricette del guadagno tramite contenuti.
E a proposito di ricette, ecco un esempio di come fare soldi se si ha un sito culinario:

It is going beyond that: it lets users construct their own cookbook from Meredith's massive database of recipes. Better then just downloadable, the assembled book is ordered via Kinko's, which prints it off on high-quality copiers, bind and deliver it.

Insomma andatevi a leggere il report del discorso di Ali e riuscirete a vendere in quattroequattrotto anche la vostra fuffa!
(forse sarebbe il caso di avvertire anche i tipi di Salon, vedi post qui sotto...)



dal flusso di onino 02:27 | commenti | + -
 
>>> Salon: Die another day

Da più parti si preannuncia la futura morte di Salon, una delle poche testate giornalistiche di un certo spessore che è solo on-line e non ha alle spalle alcuna major. Non ha pagato l'affitto e non guadagna abbastanza per entrare in attivo. Ha già licenziato un po' di giornalisti e altri si sono tagliati lo stipendio del 15%. Ma Patrick Hurley, vice presidente della società, pesca nella pubblicità occulta sotto l'effige di James Bond la soluzione a tutti i problemi di Salon. No, siamo seri. In realtà dice più o meno le stesse cose del capoccia Talbot, ma secondo me le dice meglio, con più stile:

"Our impending non-existence has been predicted in the press for so long and with such conviction that we considered adopting 'die another day' as a marketing slogan until the Bond franchise beat us to it," Mr. Hurley said in an e-mail message yesterday. "But perversely, Salon still has a pulse. We're still going strong because our investors understand that Salon has established the fundamentals of a solid business and that profitability will follow. And we're still in business because more and more Salon readers are signing up as subscribers after coming to the realization that the independent press -- on and off the Web -- can thrive only if readers, not global media giants or the government, help pay the bills."

Va bene essere ottimisti, ma sembrano proprio messi male...

The company has piled up an accumulated deficit of more than $80-million. By Dec. 31, it had just $169,000 in cash in the bank, down from $1.54-million at the end of 2001.

dal flusso di onino 02:26 | commenti | + -
 
>>> L'Università di Trento ci aizza i cellulari contro!

Notevole. Sul blog di Smart Mobs, l'iper-interessante libro di Howard Rheingold, vengo a scoprire che due ricercatori italiani già nell'ottobre 2002 studiavano come permettere alle aziende di spammarci meglio tramite cellulare/PDA/portatile WiFi. Tutti sappiamo che quando il nostro cellulo prende manda un segnale alla rete che identifica dove siamo. Meglio potrebbero fare periferiche come PDA e portatili collegati ad una rete WiFi o adirittura dotati di GPS bidirezionale. Ebbene sapendo dove siamo le aziende possono spammarci con maggiore precisione: sei in Via Venti Settembre? La Feltrinelli lo sa, ha un negozio lì e ti manda un SMS con l'ultimo libro in offerta. Poi magari sei anche un utente già profilato e così può aggiustare ulteriormente la mira.

dal flusso di onino 02:24 | commenti | + -
 
>>> Disfunzioni lessicali o mistificazioni volontarie?

Il Josephson Institute of Ethics accusa i media americani di stare usando espressioni lessicali improprie per indicare la guerra che si sta profilando. Infatti una ricerca indica che vi è un abuso di espressioni come "impending war", "imminent war" e "upcoming war" su tutti i media americani, espressioni che significano che la guerra è già decisa e che manca poco alla sua deflagrazione. Invece si dovrebbero usare espressioni come "potential war" o "looming war", che non racchiudono lo stesso carattere di inevitabilità del conflitto armato.

"Used by politicians, [the phrase] may be part of the political negotiation that goes on," Josephson said. "But when the journalists do it, accepting it as a given, it creates the impression that, in fact, neutral or objective people are concluding that war is inevitable."

Webster's New World College Dictionary, Fourth Edition, lists the definition of impending as "to be about to happen, be imminent" and the "now rare" definition of "to hang or be suspended." It is not a neutral word, says Josephson. A database search of U.S. newspapers and wire services, excluding letters to the editor, in the last six months uncovered 725 mentions of "impending war" in reference to Iraq. Additional searches also found "imminent war" (214) and "upcoming war" (84) in frequent use.

dal flusso di onino 02:22 | commenti | + -
 
>>> Costruttivismo blogorroico autoreferenzialoide?

Leggendo questo parte di un post di Elizabeth Lane Lawley:

Bloggers who spend a lot of time "metablogging" tend to get flak about it from readers--but in an environment as fluid as the "blogosphere," those reflections on practice and participants are incredibly powerful in shaping the environment. To dismiss them as "naval-gazing" is short-sighted. As Giddens says, "reflections on social processes (theories, and observations about them) continually enter into, become disentangled with and re-enter the universe of events they describe." This is particularly true with blogging.

mi si è dipinto davanti un dejavù di quanto sta accadendo nella blogosfera italiana. Sprazzi qui, qua, , laggiùsopra e sotto. (ah, sotto fa lo sborone e si crede l'ispiratore del tutto )
E non perdetevi alcun comments!


dal flusso di onino 02:21 | commenti | + -
>>> mercoledì, febbraio 19, 2003
 
>>> Messaggi subliminali nella TV americana

Non riesco a giustificare in nessun'altra maniera ciò che anche il NYT riporta:

Surveys show that a majority of Americans think that some or all of the Sept. 11 hijackers were Iraqi, while many believe that Saddam Hussein was involved in Sept. 11, a claim even the Bush administration has never made. And since many Americans think that the need for a war against Saddam is obvious, they think that Europeans who won't go along are cowards.

L'articolo in questione tratta dell'incredibile differenza di percezione della situazione IRAQ fra USA e Europa, indicando nella diversa presentazione delle news la responsabilità maggiore:

There are two possible explanations for the great trans-Atlantic media divide. One is that European media have a pervasive anti-American bias that leads them to distort the news, even in countries like the U.K. where the leaders of both major parties are pro-Bush and support an attack on Iraq. The other is that some U.S. media outlets — operating in an environment in which anyone who questions the administration's foreign policy is accused of being unpatriotic — have taken it as their assignment to sell the war, not to present a mix of information that might call the justification for war into question.

Esattamente l'opposto che, tramite un'altra chiave di lettura, si dice qua.

dal flusso di onino 03:03 | commenti | + -
 
>>> Carta d'identità elettronica con ketchup o ragù?

Due progetti a confronto sulla questione: quello americano e quello italiano. Ma una sola grande paura:

If EagleCheck or a system like it succeeds, it becomes eerily possible to imagine a future in which identity card readers are omnipresent, girding us in a constant mesh of surveillance. Want to pick up your car from the parking garage? Insert your identity card and forefinger in the reader first. Going to work at the office or coming home to an apartment building? Better make sure you have that microchipped card with you. Have any unpaid parking tickets anywhere in the United States? Better just stay at home.

Needless to say, this massive database would end up bursting with detailed records of all our life's activities. It would be incredibly valuable to police and create an irresistible temptation for misuse, either through corrupt officials or through electronic intrusions. I'm not saying that such a scenario is happening today. It isn't. But it's possible, and if there's another terrorist attack on the United States, all bets are off.

dal flusso di onino 03:02 | commenti | + -
 
>>> Gli esami del futuro? Due pinze sul cervello e via!

A seguito di una nuova scoperta sul funzionamento del cervello, pare che l'intelligenza sia un dato quantitativo schietto. Non incrementatbile e misurabile. In pratica fra qualche anno all'esame di maturità o ad un colloquio di lavoro non faranno altro che pinzarti il cervello, non farti alcuna domanda e rilevare quanta intelligenza c'è dentro. Un terribile determinismo. Speriamo che il quantitativo di intelligenza presente nel cervello dei ricercatori che sono giunti a queste conseguenze sia tendente a zero. Ma qui, ahimè, si cade nell'autoreferenzialità, una brutta (ma intrigantissima) bestia.
(post liberamente ispirato da questo
di Andrew Sullivan)


dal flusso di onino 03:00 | commenti | + -
 
>>> Pierino hai messo nello zainetto il blog?

Ho scovato un blog interessantissimo sul tema "Multimedialità Didattica Mediateche eLearning WeBlogs" e cioè EduBlogIt. In questo post argomenta 10 valide ragioni per cui un blog può essere un ottimo strumento educativo nelle nostre scuole, fra le altre:

1. A scuola gli studenti non amano leggere e scrivere, fuori invece lo fanno continuamente per divertimento (email, chat, navigare in Internet, ecc.); i docenti devono quindi riuscire a mettere in contatto ciò che i ragazzi fanno fuori la scuola, con ciò che si propone dentro la classe. Il weblog può farlo. Scrivere per il blog della classe, leggere per il blog della classe, è sentito come attività diversa, rispetto alla solita didattica. Un weblog è uno spazio di lavoro molto diverso dallo spazio-classe: è più libero, meno obbligante, più aperto.

5. Attraverso i weblogs gli studenti possono diventare padroni di operazioni quali: analizzare informazioni rilevanti, individuare fonti per studi e ricerche, raccogliere e vagliare criticamente materiali e siti, confrontare ipotesi, sviluppare pensiero critico e capacità argomentative.

[AGGIORNAMENTO: scopro solo ora che aveva segnalato il sito anche Gino Roncaglia. Sommo piacere convenire che le nostre navigazioni sono talvolta coincidenti nell'apprezzare le stesse risorse]

dal flusso di onino 02:59 | commenti | + -
 
>>> ZigBee!! ZigBee! ZigBee! Zigbeeeeeeeeeee!

Acchiappa due pile alkaline e mixa con un pò di WiFi. Aggiungi elettrodomestici vari, un pò di tecnologia, qualche grande nome come Mitsubishi Electric, Motorola e Philips Electronics e inizia a goderti la tua casa da Archimede Pitagorico.
Tutto questo è ZigBee. Vuoi saperne di più? Ecco articolo
e PDF esplicativo.


dal flusso di onino 02:58 | commenti | + -
>>> martedì, febbraio 18, 2003
 
>>> L'arte piglia per il culo la rete

Il Walker Art Center ha presentato una mostra on-line di opere d'arte legate alla rete. No, non statue di Bill Gates in marmo massiccio... Il titolo dell'esposizione era "Translocations" ed ecco l'opera migliore. Che, appunto, piglia per il culo il concetto di rete senza confini:

"Translation Map," by Warren Sack and Sawad Brooks, argues against the Internet's utopian promise. The work's achievement is to show just how disconnected parts of the online world still are. Before universal communication can occur, Mr. Sack said, "there are various fractures that have to be bridged."

Despite the shimmering image of the earth that introduces it, "Translation Map" is primarily a conceptual artwork designed to reveal those fractures. Here's how it works: Before each message can be delivered, its text must be translated into the language of its recipient. There are 6,000 choices, from Algonquin to Zulu. Once the message has been converted, it will also be published on the work's Web site.

Don't expect the "Translation Map" site to fill up soon with messages in different languages. The work does not use a computer program to translate a message from one language into another. Instead it finds online forums in which both might be spoken, then ships the message there with a request for human help. Whether through incomprehension or apathy, the likelihood seems that most messages will be ignored, as has been the case so far.

dal flusso di onino 01:08 | commenti | + -
 
>>> Backuppone totale globale

La storia degli States è sempre più legata all'evoluzione di internet e soprattutto di ciò che c'è dentro e lentamente sparisce. Quante pagine non esistono più? Quante parole volatilizzate? Il Congresso vuole preservare e archiviare tutto. Considera sia un patrimonio culturale di inestimabile valore. Dunque vara un piano, eccolo:

"Much of what has been created is no longer accessible," Billington said. "And much of what disappears is important, one-of-a-kind material that can never be recovered, but will be desperately looked for."

Now, with congressional approval of the plan, the library continues work with federal, university and corporate partners to develop the infrastructure needed to carry out data preservation, to build a network to manage the data, and to assemble people and set guidelines to help choose which data to save.

It's a first step toward a complete program run by the library to catalogue and preserve the country's digital information, a process expected to take up to five years.
"We are in danger of losing history itself," Billington said. "If we don't save it, chances are nobody else will either."


dal flusso di onino 01:08 | commenti | + -
 
>>> Il partito del no-comments si allarga

Vengo a sapere tramite Wittgeinstein che il partito italiano dei blog privi di commenti si allarga: oltre a Wittgenstein stesso, si sono iscritti Occuréncia e EmmeBi (non era vero, anche il buon Luca ogni tanto piglia delle sole... )
Azz!
dal flusso di onino 01:07 | commenti (1) | + -
>>> lunedì, febbraio 17, 2003
 
>>> La guerra. Occhio non vede, cuore non duole

Del tutto legittimo da parte del Pentagono emanare un regolamento per i giornalisti che seguiranno le truppe e le operazioni belliche di un'eventuale guerra in Iraq. Però sembra che i vertici militari USA non abbiano troppa fiducia nelle capacità intellettive degli "scribacchini" che si troveranno fra i piedi, se arrivano ad esplicitare una regola di questo tipo:

Visible light sources, such as flash cameras will not be allowed when operating with forces at night unless approved in advance.

No comment...

dal flusso di onino 02:11 | commenti | + -
 
>>> Il Wi-Fi. Scacco matto in dieci mosse.

Un'interessante prospettiva sull'evoluzione delle tecnologie Wi-Fi per il 2003. Condivido, condivido e condivido. Ma solo se mi permettete di modificare il primo punto:

1.The installation of hotspots will continue unabated, with a particular acceleration in Europe...

...tranne che in Italia.

dal flusso di onino 02:09 | commenti | + -
 
>>> La ricerca scientifica con la museruola

Negli USA più di 20 importanti riviste di pubblicazioni scientifiche stanno valutando di imporsi una policy che permetta ai singoli editori di censurare l'apparizione sulle proprie pagine di ricerche potenzialmente pericolose se rese pubbliche. I dubbi? Molti. Dal fatto che un editore non è uno scienziato a quelli legati al binomio ignoranza/conoscenza.

"I've studied these things for 50 years, and I couldn't make that judgment, and I don't see how editors of journals can either," said Dr. Stanley Falkow, a microbiologist at Stanford University. "The job of journals is to judge the scientific quality of things, not to act as people who censor or make these kind of decisions, which are more political than they are scientific."

Dr. Falkow called bioterrorism a serious threat, but added that agreeing to some restrictions could lead to demands for more. "I'm waiting for someone to say, 'Let's not release any genomic information' on potentially dangerous infectious agents," he said, "because that might help bioterrorists." "Ignorance is not a good defense," he said. "Knowledge is." But journal editors, in announcing the new policy at the annual meeting of the American Association for the Advancement of Science, said scientists had to hold themselves accountable for the dissemination of powerful information that can be used for good and evil.

dal flusso di onino 02:08 | commenti | + -
 
>>> Gianni!! Ahò, ma che stai addì, io son 4.5.2.beta.9

Il Department of Commerce americano pensa che sia l'ora di finirla. Ognuno di noi avrà un unico numero che ci permetterà di essere raggiunti via telefono, fax, e-mail, cellulare, istant messenger e quantaltro vi venga in mente. Non penso che quando Levy parlava di "numerizzazione" intendesse questo...

dal flusso di onino 02:06 | commenti | + -
 
>>> Linkblog, il deumidificatore del tuo blog

Il linkblog si insinua sempre più nei blog o nelle loro prossimità, e, attenzione, non è un parassita. Esempi italiani sono il minimerz di Merzlog del buon Gino Roncaglia e la Blogosfera Review news su Blog Notes dell'altrettanto buon Giuseppe Granieri.
Ma vi consiglio di non perdervi questo post
su paranoidfish al riguardo, che trova una nuova ragione per cui il suo linkblog è utile al suo blog:

Tom goes on to suggest that the real motivation behind linkblogs is twofold. Firstly, that they provide incredibly quick and cheap content for a site, which is obviously true. Secondly, he suggests that they represent links that the author believes should be seen but has not the time or the inclination to write about further

Lately, I’ve realised that the real reason I keep my linkblog going is the effect it has on my main weblog. By moving the links somewhere else, my weblog becomes much less about what other people are saying, and much more about what I am thinking and doing. This gives me more motivation to actually get on with stuff, which gives me more to write about.


dal flusso di onino 02:05 | commenti | + -
 
>>> Non poteva mancare: Google compra Blogger

Ma in molti ne hanno già parlato dicendo meglio di come le avrei dette io, cose che anche io pensavo. Quindi vi sdogano verso 4Banalitaten e Merzlog. A buon intenditore, poche parole.