.:::OninO:::.                                          …comunicazione, giornalismo e innovazione

>>> giovedì, aprile 24, 2003
 

>>> La blogosfera non è un supersoggetto

Gat riprendendo il mio post qui sotto, afferma:

 "e se invece di creare un manifesto generale, i bloggers decidessero dove vogliono arrivare e, in modo quasi unanime, cercassero di darsi una guida generale su come muoversi? in questo modo ognuno potrebbe essere libero di creare il proprio manifesto, seguendo una via comune agli altri bloggers, ed OninO (lo dico ironicamente..) potrebbe decidere di avere un manifesto utopico proprio, senza abbracciare quello legislativo fatto da altri.."

Provo a rispondergli e a spiegarmi meglio.
Chiudevo lo scorso post con la domanda "cosa vogliamo costruire?". Gat dice "..e se.. i bloggers decidessero dove vogliono arrivare e... cercassero di darsi un guida generale su come muoversi?". Le due questioni, le due domande, ad una prima lettura, non sembrano molto diverse.

In realtà analizzandole meglio ed esplicitando alcuni concetti lasciati forse impliciti dal sottoscritto, risultano piuttosto differenti, o così mi pare di cogliere (Gat correggimi se sbaglio).
Il soggetto della mia domanda "cosa vogliamo costruire" non è "i bloggers" come invece pare essere nella domanda di Gat. Io non penso che tutti i blogger italiani (e mi limito a questi, ma tanto più se la questione vuole essere ampliata a TUTTI i blogger della rete) vogliano costruire qualcosa assieme. E tantomeno che lo debbano costruire o debbano avere questà volontà.

Senza suddividere i diversi blog in gerarchie di qualità o popolarità (guai a farlo), ma proprio lasciandoli sul semplice piano di "essere blog" e considerandoli nelle loro diverse volontà espressive, ci accorgiamo facilmente come vi siano numerose e differenti concentrazioni di blog accumunate da un paradigma più o meno definito.

Certo sono tutti blogger, ma con aspirazioni, interessi, volontà espressive, modalità comunicative, considerazioni verso il proprio blog molto differenti. E questa varietà oltre a portare alla possibilità (e sottolineo possibilità), di rendere (e cito Gat) "ognuno.. libero di creare il proprio manifesto", può presentare l'assenza in molti blogger della volontà stessa di avere un manifesto, e anche di "darsi una guida generale su come muoversi".

La mia domanda "Cosa vogliamo costruire?" era rivolta a coloro che abitualmente leggono il mio blog, scambiano opininoni con me, trattano in maniera attenta e interessante tematiche che mi sono vicine, persone insomma che stimolano vivacemente la mia curiosità "intellettuale" e con le quali amo discorrere.
Come dicevo nel precedente post voglio costruire qualcosa, ma non "
con OninO", ma con tutte quelle persone che tramite OninO ho avuto la fortuna di conoscere e apprezzare, solo alcune delle quali sono in forma di URL qui a destra, e solo alcun'altre delle quali ho avuto modo di conoscere a Blog Age."
Insomma con quei blogger che sento fare parte della stessa concentrazione di blog di OninO, quei blogger con i quali ho intrecciato relazioni più dense.

E sia chiaro che non voglio in alcuna maniera mantenere lo status quo di questa concentrazione, chiuderla, farla diventare un circolo a tessera. So che vicino ci sono molte altre concentrazioni, so che da un momento all'altro potrei iniziare a stringere relazioni con altre persone che mi stimolano magari parlando di cucina e volere costruire qualcosa insieme a loro. Ma io, come chiunque altro, potrei non avere proprio voglia di costruire nulla, ma semplicemente di concretizzare in un blog la mia voglia di esprimermi, ogni tanto leggere qualche altro blog, senza seguire inizialmente alcuna logica di comunanza di interessi, senza stringere relazioni troppo strette, senza far parte di alcuna concentrazione.

Quando leggo Benedetto Vecchi dire nei commenti al suo stesso articolo:

"Ma veniamo al sodo. Cosa dicono i bloggers sui continui tentativi di imbrigliare la rete con draconiane leggi sul copyright? Cosa dicono dei tentativi delle imprese di sfruttare quella tendenza a socializzare conoscenze e saperi che ha da sempre caratterizzato la rete per fare profitti? Cosa dicono del tentativo dei media mainstream (dominanti) a piegare la rete ai loro progetti e ridurre così ai margini quei tentativi di comunicazione (molti di questi sono dei blog) che vedono sullo stesso piano chi scrive e chi legge, permettendo così un controllo maggiore sull'affidabilità delle informazioni diffuse?
Sono domande che ritengo importanti, ma forse poste in un contesto sbagliato. Se è così, me ne scuso. Continuerò a guardare ai blog come a una delle tante manifestazioni di vitalità della rete, convinto però che i nodi (teorici, politici, sociali, di responsabilità individuale) si presenteranno prima o poi a chi considera che affrontarli sia una inutile perdita di tempo
. "

vedo che cade nello stesso errore: considerare i blogger un unicum. Potrei dire di più, ma dato che lo ha fatto già b.georg sempre negli stessi commenti, riporto il suo intervento:

"fare richieste come se ci si rivolgesse a un supersoggetto (soprattutto se improvvidamente si tratta di giudizi un po' tranchant) otterra' solo reazioni di rigetto (che possono pure diventare identitarie, ma si tratta di un equivoco uguale e contrario al primo). Se si vuole sviluppare azione (economica, politica, di dibattito) non c'e' che un sistema, che e' quello che usano tutti: parlarne semplicemente, evitando tentativi unitari o giudizi ex-chatedra. La voce che si accorda ai propri interessi trova naturalmente gli ascoltatori adeguati e interessati, e con essi costruisce relazioni paritarie che, se si vuole, possono anche diventare politiche"

In pratica quello che Vecchi vuole costruire (come teorica risposta alla mia domanda) è un dibattito sulle tematiche che pone con i suoi interrogativi portati sopra, al fine, intendo, di una presa di coscienza dei blogger (ma di tutti? e a quelli cui non frega niente di queste tematiche?) delle mani che minacciano di allungarsi sulla rete e sulle sue libertà. Tematiche che ricordano molto l'intervento conclusivo di Formenti a Blog Age.

Quando dicevo che Blog Age non aveva chiaro cosa costruire, era implicito anche con chi costruirlo. Infatti buona parte dell'incontro è stata a mio parere dedicata a tematiche che non potevano de facto interessare tutti i blogger, ed infatti una delle poche domande che si sono ascoltate (quella riguardante la possibilità di diventare scrittori tramite blog) era proprio, se non ricordo male, dotata di una premessa del tipo "so che non è proprio centrato sull'arogmento di cui si sta parlando, ma vorrei sapere...".
Penso che se il mio unico contatto da partecipante della blogosfera fosse stato quello di
derviscio e fossi stato a Blog Age, sarei rimasto profondamente scazzato. E non è un caso a mio parere che le critiche più dure a Blog Age siano arrivate da blog che solitamente trattano di tematiche lontane, ad esempio, dalla diatriba blogging-giornalismo. Nè penso sia un caso che buona parte dei commenti positivi siano arrivati a riguardo del post Blog Age (la piccola birrata), dove oltre alla felicità di associare in maniera definita a degli URL dei volti, si è associata la interessantissima discussione protratta sino a tardi sotto i portici su argomenti di comune interesse, dei quali magari ad altri non sarebbe fregato più di tanto.

Cercherò dunque di tirare le fila di questo interminabile e noioso sproloquio. Penso che la blogosfera non debba essere trattata come un unicum o come un supersoggetto, ma che al suo interno convivano diverse e numerose volontà espressive. Sono convinto che alcune relazioni fra blogger siano più dense per diverse comunanze (di interessi, idee, vicinanza geografica...) e che dove questà densità raggiunge una certo livello si possa parlare di concentrazioni.
Non tutti i blogger sono parte di una concentrazione nè è vietato esserlo di più d'una. Solo alcune concentrazioni possono voler darsi un manifesto, che sia esso normativo o programmatico (il mio "utopico", diciamo).
Di queste considerazioni si deve tenere conto quando si ha a che fare con i blog.

Infine per fare un esempio di risposta alla mia domanda "cosa vogliamo costruire?" cito nientepopodimeno che il Blog Aggregator. Idea nata da Granieri ispirato dalla directory di Quintostato che non lo soddisfava in pieno, idea velocemente sviluppata e costruita dal Granieri stesso, betatestata da alcuni blogger, affinata con l'aiuto di Paolo Valdemarin, portata verso l'automagia con la collaborazione di Cesare Lamanna e Carlo Berardelli. Nonchè costantemente migliorata grazie all'intervento di numerossissimi commentatori e numerose e-mail al Granieri anche da non-blogger.

Dunque:

Cosa vogliamo costruire?

 









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