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>>> mercoledì, maggio 05, 2004
 

>>> Come raccontare la nostra storia

Stavo leggendo l'intervista (interessantissima) di Seth Kahan a John Seely Brown. Ad un certo punto si parla di un esperimento fatto durante una conferenza, penso. Il relatore chiede alle persone in sala di iniziare a raccontare una storia a chi avessero vicino. Dice che non ci sarà subito il tempo per finirla, forse più tardi, più avanti nel corso della conferenza.

Normally, I won't tell a story if I don't think I can finish it. The way in which you orchestrated things here turned on what makes stories so powerful. What you did was to condition us. You said, "You have 20, 30, 40 seconds to tell a story." So I might do one of a couple things. I might give a synopsis to my partner so I can reach the end of the story. Or, I might decide to just tell you enough of the story that you will come up to me at the break.

Ho pensato: capperi! questo accade spessissimo. Non solo come esperimento alle conferenze. Quante volte per strada incontro persone con cui non so per quanto tempo interagirò? Magari per pochissimo, come un incontro casuale un venerdì sera nella movida genovese, o da qualche altra parte. So che il mio interlocutore potrebbe fuggire da un momento all'altro, nello struscio. Nel fiumare delle persone su e giù per stradone Sant'Agostino.

Cosa facciamo in quel poco tempo? Il dubbio è lo stesso. Synopsis o piece of story? Come lo ingabbio sto interlocutore, come lo incollo alle mie parole?
Tracce o
panoramiche?
Maniglie
o
vapori?




dal flusso di onino 02:32 | commenti | + -