>>> K-log: meglio non sottovalutarli
Un pò di tempi fa avevo scritto di Enzo Conoscenzo, knowledge architect che provava a convincere capoccia e dipendenti di un'azienda ad implementare i blog all'interno della struttura aziendale. Trovate le due puntate qui e qui.
Oggi mi sono imbattuto in un articolo molto interessante di Francesco Mantovani, che illustra meglio di quanto lo avessi fatto io in maniera grossolana una delle ragioni che contemporaneamente frenano il dipendente a tenere un weblog intraziendale sulla sua attività lavorativa e invece dovrebbere spingere le aziende ad adottare questa soluzione di knowledge management:
Le aziende che lavorano cosi' perderanno. Moriranno uccise dallo spreco di risorse e da una loro stessa creatura: la mobilita'. In un mondo che piace globale, dove spostarsi di paese e di continente e' uno scherzo e dove il nucleo familiare e' ridottissimo al punto da farci apparire ormai non piu' formiche ma lumache con la casa sulle spalle, giocare a rimpiattino alla ricerca di luoghi di lavoro sempre meno costosi e' lo sport di tutti. Devono costare meno i viaggi, le case, le infrastrutture, le tecnologie, i servizi, i fornitori... i salari. Si limano i costi visibili, facendo fare bella figura ai CFO nel breve periodo. Ma c'e' una falla. Il povero Dilbert ha imparato a spostarsi, e, peggio, a cambiare. Ad essere "usa e getta", esattamente come il suo lavoro gli impone, ma con intelligenza: dovunque va, lui, il knowledge worker, accumula conoscenza, apprende strumenti, metodologie. In cambio riversa le sue idee, in minima parte, e la conoscenza pregressa. Quando va via, porta via tutto, comprese le idee. E l'azienda riparte da capo, spesso impoverita. Cerca un altro Dilbert, investe di nuovo 8-6-12 mesi per ricostruire il bagaglio di informazioni che rende produttivi, per tappare le voragini di conoscenza che si sono aperte. Ma l'altro, quello che se n'e' andato, molte cose non le ha nemmeno lasciate: nessun manuale per capire a che punto era arrivato, nessun video che riassumesse in dieci ore tutte i progetti che ha provato ad iniziare, le porte contro cui si e' scontrato, gli errori formali o di contenuto che ha fatto e che il nuovo "impiegato-usa -e-getta" rischiera' di compiere a sua volta, perdendo punti nella scalata e di nuovo zavorrando le esauste bisacce dell'azienda
Ed ecco un'altro degli added value che porta il K-logging: l'innovazione per contaminazione delle idee:
Questo time-to-market esasperato si puo' considerare funzione di molte variabili, ma se tra queste pensate di annoverare la knowledge, la competenza, l'esperienza nell'esecuzione dei passaggi e l'innovazione per contaminazione di idee... ecco, avete trovate la vera chiave per cui un k-log puo' rivoluzionare un'azienda. Come "diario di progetto", condiviso ed aperto ad input mirati da parte del sistema, smette di essere un banale strumento di comunicazione e si fa strumento di estrazione e trasmissione della conoscenza, anche di conoscenza tacita (quella cioe' che le persone non sono in grado di condividere perche' non sanno di possedere). Diventa il motore della conoscenza interna, liberando Dilbert dal compito gravoso di ricostruire il passato e lasciandolo libero di pensare e di aggiungere valore.
Enzo Conoscenzo applaude Francesco, anzi, si alza in standing ovation ![]()
